martedì 12 gennaio 2016

LE MAFIE (Leggi dal Principio - Febbraio 2011)


Il processo di unificazione globale, inevitabilmente deve tenere conto anche dell'imponente fenomeno delle "mafie", le quali, evidentemente, hanno gia' ottemperato all'unificazione delle loro forze in termini globali e gia' da diverso tempo.
Il potere mafioso si pone in antitesi al potere statale, proponendo se stesso quale alternativa credibile e funzionale per la gestione economica di qualsiasi settore che implichi profitto, legale e non. Raccogliendo consenso popolare, a mezzo del tanto sperimentato e sistematizzato sistema clientelare in ambito politico e ponendo in essere la strategia della ricattabilita', la mafia, dal ruolo volgare di operatore della criminalita' organizzata, ha scalato l'olimpo delle posizioni istituzionali, insediandosi nei luoghi sensibili del comando, per manovrare i fili della cosa pubblica a proprio favore.
A tal proposito e' utile ricordare la famosa citazione del Presidente italiano Sandro Pertini, che, in termini piu' ampi, affermava: "Chiunque utilizzi la politica per i propri interessi privati, va denunciato." 
La mafia nacque in Sicilia verso la fine dell'800, quando la scarsita' dell'acqua per l'irrigazione dei campi ha indotto al commercio della stessa ed alla competizione fra bande locali per curarne la gestione e per la propria affermazione sul territorio. Il fenomeno si e' cosi' evoluto imponendo balzelli a fronte di una protezione da minacce perpetrate dalle bande concorrenti.
Allo sbarco degli alleati, all'inizio della seconda guerra mondiale, la mafia, avendo gia' acquisito grande potere, collaboro' con le forze militari per la cacciata dei nazisti dal territorio siciliano, e da quel momento, le relazioni fra istituzioni e questo potere illegale, hanno avuto alti e bassi in una successione di eventi sanguinosi di cui ancora restano ombre e misteri.
Ha stabilito legami con gli innumerevoli "clans" presenti sui territori, le cui origini risalgono alle tribu' di varia etnia e le cui tradizioni hanno raggiunto i tempi odierni, acquisendo maggior potere ancora. Ma in termini ancora piu' ampi, come ha affermato Eugenio Scalfari, fondatore de "La Repubblica", mafia e camorra hanno costituito raccordi essenziali con KGB Sovietico, CIA Americana, Servizi Segreti Inglesi e Francesi, servizi di spionaggio italiani, l'organizzazione Gladio, la massoneria P2, il Mossad Israeliano e la destra e sinistra eversive europea, fornendo i propri servizi specializzati a seconda delle esigenze e circostanze (Globalmafia).
Si comprendono quindi l'enorme raggio di azione in ambito geografico e le smisurate potenzialita' di controllo del potere costituito. Non affrontare il presente argomento, nell'ambito dell'intento che ci siamo prefissati, sarebbe come adottare il comportamento di uno struzzo che infila la testa sotto terra, benche’ esso non lo adotti per paure o terrori provati.
Riesaminando il racconto  (La Falsa Vita di Dick - Il Bene, il Male ed Oltreche utilizziamo quale riferimento paradossale per la visione del mondo unificato, si puo' percepire il netto contrasto determinato dal solco creato dall'esistenza del protagonista, suo malgrado, che e’ causa fondamentale nel grande divario fra il bene e il male.
La terra andava sterilizzata dai suoi mali per accedere al livello evolutivo piu' alto che avesse mai conosciuto. Sorge quindi l'interrogativo: si procede alle pulizie prima o dopo la costruzione dell'edificio che ospitera' l'intera umanita'? La risposta e' quanto meno inutile.
C'e' da dire che Dick rappresentava davvero l'ultima tappa dei progressi evolutivi registrati nel corso della storia del mondo, ed in vista di tale innovativo quanto definitivo cambiamento, forse, valeva veramente la pena porre in essere cio' che si e' rivelata la piu' grande epurazione della storia in cambio di una civilta' definitivamente affrancata dal giogo della malvagita'. Con l'unico e ultimo sacrificio offerto, la sua vita. E’ una storia gia’ nota, ma differisce per la sua laicita’.
Tuttavia, il nostro ragionamento corrente procede a pie' pari nella realta' in cui viviamo, ove, fino a prova contraria, ancora nessuna diavoleria informatica risulta essere capace di sconfiggere la morte ne' di restituire la vita. Quindi non resta che porci obiettivi concreti ed affrontare i problemi via via lungo il percorso a ostacoli che, nelle intenzioni, emancipera' l'essere umano dalla sua caduca condizione primitiva.
La lotta alle mafie e' tutt'ora un programma di lavoro a cui le forze di Polizia internazionali sono impegnate. Purtroppo i fenomeni della corruzione, della collusione e del peculato, maggiormente presenti nelle realta' sociali meno abbienti, rendono piu' faticosa e impari la partita (Transparency International).
Si pensi solo che le risorse complessive di tutte le mafie esistenti basterebbero a comprare il mondo intero e forse anche qualche pianeta del sistema solare.
Al contrario, le sostanze destinate alle forze di Polizia governative, appaiono per nulla sufficienti a combattere o comunque solo arginare il fenomeno della mafia. Ogni vittoria rappresenta solo la punta di un iceberg, anche se le varie propagande mascherate da comunicazione mediatica, ne esaltino sempre la portata.
Se ogni cosa ha il suo prezzo, l’intento dell’unificazione a livello globale, dovrebbe porre in primo piano la problematica relativa alla poverta' e alla miseria, cause fra le prime di deviazione morale, pena l'esistenza in vita. Problema non da poco, dato che dall'immediato dopoguerra, si sono operati come tutt'oggi sono in corso programmi d'intervento a favore dello sviluppo economico nei paesi del terzo mondo.
Poche vittorie e molte sconfitte hanno costellato l'intero panorama degli aiuti umanitari, ma e' importante ribadire che il piu' delle volte, sono prevalsi sempre i soliti interessi superiori.
Essendo le mafie poteri concorrenti a quelli legalmente costituiti, provvedono sistematicamente, nei modi e nei tempi a loro congeniali, al boicottaggio di tutte le iniziative governative tese al loro affossamento, o, quando ben radicati nelle posizioni di comando, alle nuove direttive naturalmente favorevoli ai propri tornaconti.
L'andazzo cosi' determinato provoca un significativo rallentamento, se non l’insabbiamento, di tutte le proposizioni del potere legislativo  non in linea con gli interessi mafiosi e, nella seconda ipotesi, il favoreggiamento delle proprie iniziative che, in misura adeguata e compiacente, tengono conto anche dell'interesse del popolo, allo scopo di acquisire un sempre maggiore consenso elettorale.
La poverta' e la miseria rappresentano il fulcro su cui la leva del ricatto agisce, e che riporta ai tempi in cui vigeva la schiavitu’. Consenso elettorale a fronte di benefici pubblici, quali servizi efficienti e abbondanza di occupazione, per una campagna elettorale trasparente. Reclutamento nelle fila dei vari cartelli e organizzazioni illegali disseminate sul territorio, in cambio di doni diretti e remunerativi, quali posti di lavoro, premi e benefits, per una campagna elettorale clientelare e illegale.
 I vecchi parametri economici che fissarono le cause determinanti dell'equilibrio della poverta’ e della miseria, sono elegantemente rimpiazzati dalla nuova realta' economica sociale, la quale ha stretto interesse che quell'equilibrio non sia mai sbilanciato.
Poverta’ e miseria, da problema sociale, divengono business e fonte di ricchezza. Le mafie individuano gli aspetti piu' infimi che la societa' benestante crea e che tende ad ignorare, quale fosse un fastidioso scarto di produzione e, applicando il criterio transitivo, ne tramuta lo scopo evitando accuratamente di risolvere la problematica, in quanto fonte di reddito.
Forse la gestione del business dei rifiuti speciali e non, seppelliti o affondati in ogni parte del mondo e in particolare nei paesi piu' poveri, oppure, il recente fenomeno dell'immigrazione selvaggia, opportunamente gestito per gli introiti di contributi governativi, se non anche guerre e terrorismo (sempre in relazione a quanto suesposto circa la dichiarazione di Eugenio Scalfari), possono facilmente rendere l'idea di un sofisticato meccanismo ideato da menti perverse.
Se cio' avviene, le cause sono da riferire ad una comunicazione e collaborazione globale che le mafie hanno posto in essere, piu' volte favorite ingenuamente dagli stessi vertici governativi e anche militari e, non di meno, all'enorme volume di affari che li alimenta e ne agevola l'espansione.
Se con le mafie e' necessario convivere, come qualche Ministro italiano  ha affermato nel recente passato, (Vedi Repubblica.it),tal altro pensiero politico ha provveduto, con discreto successo, al favoreggiamento dell'emersione legale di talune delle attivita' economiche, le cui gestioni appartenevano in esclusiva al malaffare, bandite da leggi eccessivamente moraliste.
Si e’ cosi’ acquisita piu’ partecipazione, piu’ consenso, piu’ energie e piu’ fondi per una lotta mirata e indiscriminata verso i fronti determinanti che costituiscono il vero male della societa’.
Una sorta  di integrazione che ha suscitato diverse polemiche negli ambienti di stampo conservatore, tuttavia efficace nella sua funzione innovatrice e meno ipocrita.
Sin qui si e’ posto l’accento sulle ultime frontiere di aggressione e speculazione da parte mafiosa, ma vanno necessariamente contemplati anche tutti quei settori ormai da decenni oggetto di interesse delle mafie, sia quali mezzi utili per il raggiungimento dei loro scopi illegali, sia per le fonti di reddito indiretto che costituiscono  l’oggetto primario delle loro attivita’.
Per completare il quadro in argomento, e' quindi necessario citare i diversi altri obiettivi sensibili entro cui i poteri mafiosi si insinuano, solitamente in punta di piedi e senza clamore.
Una gerarchia piramidale che sfrutta canali di infiltrazione di basso e alto rilievo, quali salariati e addetti esterni con mansioni di scarso impegno intellettuale, quadri, funzionari, via via sino ai vertici dirigenziali, laddove politica e malaffare si stringono le mani per il controllo dei flussi finanziari.
Il settore della pubblica amministrazione, le telecomunicazioni, l'energia elettrica, i centri mass mediatici, i trasporti, la sanita' , la giustizia e le forze di sicurezza, costituiscono i punti nevralgici entro cui l’espansione mafiosa regola, manipola e decide nel settore pubblico. Le pedine essenziali, dislocate opportunamente, agiscono da tramite per svelare informazioni riservate, per ingerire in questioni di particolare delicatezza o per attuare ritorsioni tipiche del comportamento mafioso, che si garantisce l'omerta' (L'Omerta'esercitando il terrore del ricatto. Nel settore privato invece, si registra sovente l’infiltrazione mafiosa che specula sul lavoro onesto altrui, a mezzo del famigerato pizzo, quando non esercita a mezzo di prestanome inconsapevoli o compiacenti, l’imprenditoria diretta, per l’opportuno lavaggio dei capitali sporchi. Ovviamente sono diversi altri gli interessi su cui la mafia dispone le proprie antenne, per cui si puo’ affermare, in linea generale, che ogni fonte di reddito e/o ricchezza, costituisce particolare attenzione per le sue tasche.
Le armi proprie a cui la mafia ricorre, si compendiano nella minaccia velata, difficilmente esplicita, il cui raggio d’azione investe disparati settori d’intervento, dal terrorismo psicologico, attuato col mezzo della diffamazione indiretta, che si avvale della collaborazione diffusa capillarmente a tutta l’estensione globale della rete mafiosa, al coinvolgimento passivo in sfere d’illegalita’ o immoralita’, affinche’ si eserciti la ricattabilita’.
Altre forme di ritorsione riguardano le incursioni sistematiche ai beni patrimoniali privati e non, tese allo stillicidio della distruzione fisica degli stessi e perseguendo la finalita’ dell’impoverimento economico, fino alle punizioni fisiche mascherate, che si sostanziano in attacchi mirati alla salute personale, camuffati quali coincidenze fatali e la cui massima espressione e’ rappresentata dall’omicidio mascherato da suicidio o morte naturale.
  Infine, la violenza diretta, il cui ricorso e’ sempre piu’ blando e occasionale, tanto da inquadrare e connotare il  nuovo modello organizzativo, come anche l’ex Procuratore Piero Grasso ha definito, quale “mafia invisibile”.
Appare dunque mutato radicalmente il quadro complessivo che caratterizza la nuova e intricata organizzazione mafiosa, rispetto ai vecchi schemi di riferimento. Quanto mai aggiornata e sempre al passo coi tempi, essa stessa ambisce ad uno stile di unificazione criminale globale, in cui, paradossalmente, e’ ammessa anche una marginale apparente democrazia che permette, a differenza del passato, maggiore flessibilita’ e tolleranza, fatto salvo il silenzio imposto.
La lotta fra Stato e mafia ha raggiunto apici intollerabili, particolarmente in Italia, dove e’ nata e dove ha attecchito radici talmente profonde, da involgere i settori consacrati alla legalita’ dettata dalla Costituzione.  I giudici Falcone e Borsellino, creatori del pool antimafia di Palermo, rappresentano il simbolo del massimo conflitto storico mai registrato al mondo, e le loro vite spente aleggiano ancora in memoria di quanta sofferenza e pena siano state causate.
"La mafia e' un fenomeno, e come tale ha avuto un inizio e avra' una fine". Questa l'asserzione piu' penetrante pronunciata da Giovanni Falcone, a cui ci stringiamo affinche' si realizzi al piu' presto.

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