Il processo di unificazione globale,
inevitabilmente deve tenere conto anche dell'imponente fenomeno delle
"mafie", le quali, evidentemente, hanno gia' ottemperato
all'unificazione delle loro forze in termini globali e gia' da diverso tempo.
Il potere mafioso si pone in
antitesi al potere statale, proponendo se stesso quale alternativa credibile e
funzionale per la gestione economica di qualsiasi settore che implichi
profitto, legale e non. Raccogliendo consenso popolare, a mezzo del tanto sperimentato
e sistematizzato sistema clientelare in ambito politico e ponendo in essere la
strategia della ricattabilita', la mafia, dal ruolo volgare di operatore della
criminalita' organizzata, ha scalato l'olimpo delle posizioni istituzionali,
insediandosi nei luoghi sensibili del comando, per manovrare i fili della cosa
pubblica a proprio favore.
A tal proposito e' utile ricordare
la famosa citazione del Presidente italiano Sandro Pertini, che, in termini
piu' ampi, affermava: "Chiunque utilizzi la politica per i propri
interessi privati, va denunciato."
La mafia nacque in Sicilia verso la
fine dell'800, quando la scarsita' dell'acqua per l'irrigazione dei campi ha
indotto al commercio della stessa ed alla competizione fra bande locali per
curarne la gestione e per la propria affermazione sul territorio. Il fenomeno
si e' cosi' evoluto imponendo balzelli a fronte di una protezione da minacce
perpetrate dalle bande concorrenti.
Allo sbarco degli alleati,
all'inizio della seconda guerra mondiale, la mafia, avendo gia' acquisito
grande potere, collaboro' con le forze militari per la cacciata dei nazisti dal
territorio siciliano, e da quel momento, le relazioni fra istituzioni e questo
potere illegale, hanno avuto alti e bassi in una successione di eventi sanguinosi
di cui ancora restano ombre e misteri.
Ha stabilito legami con gli innumerevoli
"clans" presenti sui territori, le cui origini risalgono alle tribu'
di varia etnia e le cui tradizioni hanno raggiunto i tempi odierni, acquisendo
maggior potere ancora. Ma in termini ancora piu' ampi, come ha affermato
Eugenio Scalfari, fondatore de "La Repubblica", mafia e camorra hanno
costituito raccordi essenziali con KGB Sovietico, CIA Americana, Servizi
Segreti Inglesi e Francesi, servizi di spionaggio italiani, l'organizzazione
Gladio, la massoneria P2, il Mossad Israeliano e la destra e sinistra eversive
europea, fornendo i propri servizi specializzati a seconda delle esigenze e
circostanze (Globalmafia).
Si comprendono quindi l'enorme
raggio di azione in ambito geografico e le smisurate potenzialita' di controllo
del potere costituito. Non affrontare il presente argomento, nell'ambito
dell'intento che ci siamo prefissati, sarebbe come adottare il comportamento di
uno struzzo che infila la testa sotto terra, benche’ esso non lo adotti per
paure o terrori provati.
Riesaminando il racconto (La Falsa Vita di Dick - Il Bene, il Male ed Oltre) che utilizziamo quale riferimento
paradossale per la visione del mondo unificato, si puo' percepire il netto
contrasto determinato dal solco creato dall'esistenza del protagonista, suo
malgrado, che e’ causa fondamentale nel grande divario fra il bene e il male.
La terra andava sterilizzata dai
suoi mali per accedere al livello evolutivo piu' alto che avesse mai
conosciuto. Sorge quindi l'interrogativo: si procede alle pulizie prima o dopo
la costruzione dell'edificio che ospitera' l'intera umanita'? La risposta e'
quanto meno inutile.
C'e' da dire che Dick rappresentava
davvero l'ultima tappa dei progressi evolutivi registrati nel corso della
storia del mondo, ed in vista di tale innovativo quanto definitivo cambiamento,
forse, valeva veramente la pena porre in essere cio' che si e' rivelata la piu'
grande epurazione della storia in cambio di una civilta' definitivamente
affrancata dal giogo della malvagita'. Con l'unico e ultimo sacrificio offerto,
la sua vita. E’ una storia gia’ nota, ma differisce per la sua laicita’.
Tuttavia, il nostro ragionamento
corrente procede a pie' pari nella realta' in cui viviamo, ove, fino a prova
contraria, ancora nessuna diavoleria informatica risulta essere capace di
sconfiggere la morte ne' di restituire la vita. Quindi non resta che porci
obiettivi concreti ed affrontare i problemi via via lungo il percorso a
ostacoli che, nelle intenzioni, emancipera' l'essere umano dalla sua caduca
condizione primitiva.
La lotta alle mafie e' tutt'ora un programma di
lavoro a cui le forze di Polizia internazionali sono impegnate. Purtroppo i
fenomeni della corruzione, della collusione e del peculato, maggiormente
presenti nelle realta' sociali meno abbienti, rendono piu' faticosa e impari la
partita (Transparency International).
Si pensi solo che le risorse
complessive di tutte le mafie esistenti basterebbero a comprare il mondo intero
e forse anche qualche pianeta del sistema solare.
Al contrario, le sostanze destinate
alle forze di Polizia governative, appaiono per nulla sufficienti a combattere
o comunque solo arginare il fenomeno della mafia. Ogni vittoria rappresenta
solo la punta di un iceberg, anche se le varie propagande mascherate da
comunicazione mediatica, ne esaltino sempre la portata.
Se ogni cosa ha il suo prezzo,
l’intento dell’unificazione a livello globale, dovrebbe porre in primo piano la
problematica relativa alla poverta' e alla miseria, cause fra le prime di
deviazione morale, pena l'esistenza in vita. Problema non da poco, dato che
dall'immediato dopoguerra, si sono operati come tutt'oggi sono in corso
programmi d'intervento a favore dello sviluppo economico nei paesi del terzo
mondo.
Poche vittorie e molte sconfitte
hanno costellato l'intero panorama degli aiuti umanitari, ma e' importante
ribadire che il piu' delle volte, sono prevalsi sempre i soliti interessi
superiori.
Essendo le mafie poteri concorrenti
a quelli legalmente costituiti, provvedono sistematicamente, nei modi e nei
tempi a loro congeniali, al boicottaggio di tutte le iniziative governative
tese al loro affossamento, o, quando ben radicati nelle posizioni di comando,
alle nuove direttive naturalmente favorevoli ai propri tornaconti.
L'andazzo cosi' determinato provoca
un significativo rallentamento, se non l’insabbiamento, di tutte le
proposizioni del potere legislativo non
in linea con gli interessi mafiosi e, nella seconda ipotesi, il favoreggiamento
delle proprie iniziative che, in misura adeguata e compiacente, tengono conto
anche dell'interesse del popolo, allo scopo di acquisire un sempre maggiore
consenso elettorale.
La poverta' e la miseria
rappresentano il fulcro su cui la leva del ricatto agisce, e che riporta ai
tempi in cui vigeva la schiavitu’. Consenso elettorale a fronte di benefici
pubblici, quali servizi efficienti e abbondanza di occupazione, per una
campagna elettorale trasparente. Reclutamento nelle fila dei vari cartelli e
organizzazioni illegali disseminate sul territorio, in cambio di doni diretti e
remunerativi, quali posti di lavoro, premi e benefits, per una campagna
elettorale clientelare e illegale.
I vecchi parametri economici che fissarono le
cause determinanti dell'equilibrio della poverta’ e della miseria, sono
elegantemente rimpiazzati dalla nuova realta' economica sociale, la quale ha
stretto interesse che quell'equilibrio non sia mai sbilanciato.
Poverta’ e miseria, da problema
sociale, divengono business e fonte di ricchezza. Le mafie individuano gli
aspetti piu' infimi che la societa' benestante crea e che tende ad ignorare,
quale fosse un fastidioso scarto di produzione e, applicando il criterio
transitivo, ne tramuta lo scopo evitando accuratamente di risolvere la
problematica, in quanto fonte di reddito.
Forse la gestione del business dei
rifiuti speciali e non, seppelliti o affondati in ogni parte del mondo e in
particolare nei paesi piu' poveri, oppure, il recente fenomeno
dell'immigrazione selvaggia, opportunamente gestito per gli introiti di
contributi governativi, se non anche guerre e terrorismo (sempre in relazione a
quanto suesposto circa la dichiarazione di Eugenio Scalfari), possono
facilmente rendere l'idea di un sofisticato meccanismo ideato da menti
perverse.
Se cio' avviene, le cause sono da
riferire ad una comunicazione e collaborazione globale che le mafie hanno posto
in essere, piu' volte favorite ingenuamente dagli stessi vertici governativi e
anche militari e, non di meno, all'enorme volume di affari che li alimenta e ne
agevola l'espansione.
Se con le mafie e' necessario convivere, come
qualche Ministro italiano ha affermato
nel recente passato, (Vedi Repubblica.it),tal altro pensiero politico ha
provveduto, con discreto successo, al favoreggiamento dell'emersione legale di
talune delle attivita' economiche, le cui gestioni appartenevano in esclusiva
al malaffare, bandite da leggi eccessivamente moraliste.
Si e’ cosi’ acquisita piu’
partecipazione, piu’ consenso, piu’ energie e piu’ fondi per una lotta mirata e
indiscriminata verso i fronti determinanti che costituiscono il vero male della
societa’.
Una sorta di integrazione che ha suscitato diverse
polemiche negli ambienti di stampo conservatore, tuttavia efficace nella sua
funzione innovatrice e meno ipocrita.
Sin qui si e’ posto l’accento sulle
ultime frontiere di aggressione e speculazione da parte mafiosa, ma vanno
necessariamente contemplati anche tutti quei settori ormai da decenni oggetto
di interesse delle mafie, sia quali mezzi utili per il raggiungimento dei loro
scopi illegali, sia per le fonti di reddito indiretto che costituiscono l’oggetto primario delle loro attivita’.
Per completare il quadro in
argomento, e' quindi necessario citare i diversi altri obiettivi sensibili
entro cui i poteri mafiosi si insinuano, solitamente in punta di piedi e senza
clamore.
Una gerarchia piramidale che sfrutta
canali di infiltrazione di basso e alto rilievo, quali salariati e addetti
esterni con mansioni di scarso impegno intellettuale, quadri, funzionari, via
via sino ai vertici dirigenziali, laddove politica e malaffare si stringono le
mani per il controllo dei flussi finanziari.
Il settore della pubblica amministrazione, le
telecomunicazioni, l'energia elettrica, i centri mass mediatici, i trasporti,
la sanita' , la giustizia e le forze di sicurezza, costituiscono i punti
nevralgici entro cui l’espansione mafiosa regola, manipola e decide nel settore
pubblico. Le pedine essenziali, dislocate opportunamente, agiscono da tramite
per svelare informazioni riservate, per ingerire in questioni di particolare
delicatezza o per attuare ritorsioni tipiche del comportamento mafioso, che si
garantisce l'omerta' (L'Omerta') esercitando il terrore del ricatto.
Nel settore privato invece, si registra sovente l’infiltrazione mafiosa che
specula sul lavoro onesto altrui, a mezzo del famigerato pizzo, quando non
esercita a mezzo di prestanome inconsapevoli o compiacenti, l’imprenditoria
diretta, per l’opportuno lavaggio dei capitali sporchi. Ovviamente sono diversi
altri gli interessi su cui la mafia dispone le proprie antenne, per cui si puo’
affermare, in linea generale, che ogni fonte di reddito e/o ricchezza,
costituisce particolare attenzione per le sue tasche.
Le armi proprie a cui la mafia
ricorre, si compendiano nella minaccia velata, difficilmente esplicita, il cui
raggio d’azione investe disparati settori d’intervento, dal terrorismo
psicologico, attuato col mezzo della diffamazione indiretta, che si avvale
della collaborazione diffusa capillarmente a tutta l’estensione globale della
rete mafiosa, al coinvolgimento passivo in sfere d’illegalita’ o immoralita’,
affinche’ si eserciti la ricattabilita’.
Altre forme di ritorsione riguardano
le incursioni sistematiche ai beni patrimoniali privati e non, tese allo
stillicidio della distruzione fisica degli stessi e perseguendo la finalita’
dell’impoverimento economico, fino alle punizioni fisiche mascherate, che si
sostanziano in attacchi mirati alla salute personale, camuffati quali
coincidenze fatali e la cui massima espressione e’ rappresentata dall’omicidio
mascherato da suicidio o morte naturale.
Infine, la violenza diretta, il cui ricorso e’ sempre piu’ blando e
occasionale, tanto da inquadrare e connotare il
nuovo modello organizzativo, come anche l’ex Procuratore Piero Grasso ha
definito, quale “mafia invisibile”.
Appare dunque mutato radicalmente il
quadro complessivo che caratterizza la nuova e intricata organizzazione
mafiosa, rispetto ai vecchi schemi di riferimento. Quanto mai aggiornata e
sempre al passo coi tempi, essa stessa ambisce ad uno stile di unificazione
criminale globale, in cui, paradossalmente, e’ ammessa anche una marginale apparente
democrazia che permette, a differenza del passato, maggiore flessibilita’ e
tolleranza, fatto salvo il silenzio imposto.
La lotta fra Stato e mafia ha
raggiunto apici intollerabili, particolarmente in Italia, dove e’ nata e dove
ha attecchito radici talmente profonde, da involgere i settori consacrati alla
legalita’ dettata dalla Costituzione. I
giudici Falcone e Borsellino, creatori del pool antimafia di Palermo,
rappresentano il simbolo del massimo conflitto storico mai registrato al mondo,
e le loro vite spente aleggiano ancora in memoria di quanta sofferenza e pena
siano state causate.
"La mafia e' un fenomeno, e
come tale ha avuto un inizio e avra' una fine". Questa l'asserzione piu'
penetrante pronunciata da Giovanni Falcone, a cui ci stringiamo affinche' si
realizzi al piu' presto.
Nessun commento:
Posta un commento